Appendice

La storia della Rai21 

Le origini della Rai risalgono al 27 agosto 1924, data di costituzione di URI – Unione Radiofonica Italiana, con capitale sociale ripartito tra RADIOFONO, società italiana per le radiocomunicazioni circolari, e SIRAC – Società Italiana Radio Audizioni Circolari.

Il 6 ottobre 1924, la stazione URI di Roma iniziò il primo servizio quotidiano di trasmissioni radiofoniche in Italia: nell’ordine, un concerto sinfonico, il bollettino meteorologico, le notizie di borsa, un manualetto sulle radioaudizioni circolari, un altro concerto sinfonico e le ultime notizie, per un totale di novanta minuti circa.

Con Convenzione stipulata il 27 novembre 1924, lo Stato affidò ad URI, in concessione esclusiva per la durata di sei anni, i servizi di radioaudizioni circolari.

Con regio decreto legge 17 novembre 1927, n. 2207, URI fu, quindi, trasformata in EIAR – Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, al quale, mediante Convenzione del 15 dicembre 1927, lo Stato affidò la concessione del servizio delle radioaudizioni circolari fino al 15 dicembre 1952.

Lo sviluppo di EIAR – dal 1927 sino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale – fu assai rapido e, nel 1941, fu raggiunto il numero di trentuno impianti trasmittenti radiofonici ad onde medie, con una potenza complessiva di 800 kW. In quanto ad attrezzature, l’azienda era una delle migliori del mondo. Ma di tutto ciò, alla fine della guerra, rimase assai poco, poiché le distruzioni belliche furono così imponenti che, al termine del conflitto mondiale, la potenza complessiva degli impianti era ridotta di oltre due terzi.
La ricostruzione della rete, con pari numero di impianti ma una più razionale distribuzione dei centri trasmittenti, assicurò – in poco più di un triennio – una copertura
territoriale più ampia di quella pre-bellica.

Nel 1944, EIAR assunse la denominazione di RAI – Radio Audizioni Italia.

Il 26 gennaio 1952, si stipulò apposita Convenzione, in vigore sino al 11 agosto 1975, in base alla quale la maggioranza assoluta delle azioni di RAI doveva essere da SIP – Società Idroelettrica Piemontese22  trasferita ad IRI – Istituto Ricostruzione Industriale.

Il 3 gennaio 1954, ebbe inizio il regolare servizio di televisione e RAI apparve sul piccolo schermo con il suo primo canale. E fu subito Mike Bongiorno: è sua la prima trasmissione del pomeriggio, dalle 14,30 alle 14,45, dal titolo “Arrivi e partenze”; poi un cortometraggio, quindi un programmino di musica leggera con l’orchestra Rosa-Clot; un altro cortometraggio, il pomeriggio sportivo e il film “Le miniserie del signor Trevet”; infine, “Le avventure dell’arte”. Il Telegiornale, alle 20,45, e “Teleclub”, alle 21:15, la cui locandina recita: “trasmissione che raduna personalità del giornalismo, della letteratura, dell’arte e della rivista, che intrattengono i telespettatori sui più svariati argomenti”. In sostanza, il primo talk-show della storia televisiva. A seguire, “L’osteria della posta”, commedia di Goldoni; poi “Settenote”; infine, a chiusura dei programmi, il primo numero della “Domenica sportiva”.

Pochi mesi dopo, il 10 aprile 1954, la società modificò la sua denominazione in RAI – Radiotelevisione Italiana. Alla successiva data del 21 dicembre 1954, SIP cedette la residua quota azionaria a STET – Società Torinese Esercizio Telefonico23 . Alla fine dello stesso anno, la televisione raggiunse il 58% della popolazione.

Nel 1957 fu introdotta la pubblicità con “Carosello”, programma simbolo nel quale lo spettacolo prevaleva sullo spot. Si trattava di un contenitore di pubblicità che portò benefici sia alle aziende che alla Rai diventando un programma molto seguito dal pubblico dell’epoca. Poi, con la famosa frase “a nanna dopo Carosello”, il programma televisivo scandì la vita di molte famiglie italiane.

Nel 1961, entrò in funzione la seconda rete televisiva e Rai raggiunse il 97% degli italiani.

Il 15 dicembre 1979, entrò in funzione la terza rete televisiva che avrebbe dovuto avere quasi esclusivamente una vocazione regionale. L’anno fu contrassegnato da continue prove di trasmissione dalle 22 Sedi Regionali e dal concorso per la selezione di personale da assegnare alle redazioni delle singole Sedi Regionali. I mezzi tecnici ancora scarsi – ventisei trasmettitori e venti ripetitori – consentirono di coprire in modo soddisfacente solo il 45% del territorio nazionale. La terza rete con un’unica edizione di telegiornale - di cui i primi dieci minuti a diffusione nazionale ed i restanti venti minuti a diffusione regionale ancora del tutto sperimentale - prese il via anche al fine di consentire alla Rai di presentare un’offerta più ampia ed articolata, nel momento in cui cominciava a delinearsi una possibile concorrenza privata delle reti televisive.

Gli anni ’80 furono contrassegnati dall’avvio sperimentale del Televideo, della sottotitolazione per i non udenti e della rilevazione degli ascolti Auditel.

Il 1996 si aprì con l’ingresso ufficiale della Rai nella rete e l’inaugurazione del sito web www.rai.it, mentre il 1997 si chiuse con la messa in onda, per la prima volta, di tre canali satellitari in chiaro con un vero palinsesto quotidiano di quattro ore ciascuno, Rai Sat Ragazzi, Rai Sat Cultura e Rai Sat Educational, trasmessi sul satellite Hot bird 2.

Il nuovo millennio ha visto, e vede ancora oggi, l’azienda fortemente impegnata con la digitalizzazione del segnale terrestre e, per conseguenza, con il processo di convergenza multimediale ed interattiva.

La trasformazione di segnali analogici in simboli binari – cioè la scomposizione di dati, immagini e suoni nei loro componenti atomici e la loro riduzione ad un agglomerato di bit, cioè di impulsi in successione, che assumono l’aspetto di “uno” e “zero” – consente di trasmettere contemporaneamente segnali di diversa natura (cioè, i suoni, i dati e le immagini) combinando in tal modo diversi mezzi di comunicazione (cioè, telefoni, radiotelevisione, computer). La multimedialità consiste, quindi, nella possibilità che più linguaggi di comunicazione siano veicolati dallo stesso medium, ed in tale possibilità risiede, quindi, il processo di convergenza multimediale che ha ormai investito tecnologie e mezzi per lungo tempo considerati separati. In tale contesto, la comunicazione multimediale diviene interattiva se l’utente può interagire in vario modo sul contenuto partecipando ad un processo di comunicazione che viene, quindi, personalizzato e controllato.

La prima disciplina sulla televisione digitale terrestre, cioè sull’applicazione della tecnologia digitale o “numerica” all’emittenza radiotelevisiva via etere, è stata dettata dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, e successivamente integrata dalla legge 3 maggio 2004, n. 112, la quale è, poi, confluita nel decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177.

Benché la normativa sopra richiamata fissasse, quale termine di scadenza per la completa conversione del sistema televisivo su frequenze terrestri dalla tecnica analogica alla tecnica digitale (c.d. switch off), il 31 dicembre 2006, legislativamente prorogato, dapprima al 31 dicembre 2008 e successivamente al 31 dicembre 2012, la Rai ha intrapreso il processo di digitalizzazione sin dal 2004, tanto da iniziare, nel 2008, la transizione al nuovo sistema, con la diffusione di tutta la programmazione, a partire dalla Sardegna.

Con il TGR Molise delle ore 14,00 del 25 luglio 2014, è partito il processo di digitalizzazione delle sedi regionali dell’azienda, con il sensibile miglioramento della qualità delle immagini che verranno realizzate in alta definizione ed il beneficio, in termini di efficientamento ed ottimizzazione, di tutta la filiera produttiva. 


PARTECIPAZIONI IN ASSOCIAZIONI INTERNAZIONALI 

 

Associazione

Linee di azione

 

EBU

European Broadcasting Union

L’UER/EBU, nata nel 1950 a Ginevra, rappresenta oggi il più prestigioso organismo macro-regionale dei servizi pubblici radiotelevisivi. L'UER/EBU raggruppa oggi più di 73 membri attivi e 34 membri associati. Scopo principale dell'Unione è la promozione del servizio pubblico attraverso molteplici attività di natura normativa e lo sviluppo della cooperazione tecnologica e produttiva tra loro.

 

COPEAM

Conferenza Permanente dell'Audiovisivo Mediterraneo

COPEAM nasce nel 1994 a Palermo, su iniziativa della Rai, con l’obiettivo di promuovere uno "spazio audiovisivo euro-mediterraneo",
nel quadro del processo di cooperazione istituzionale noto come Processo di Barcellona. COPEAM si propone come "rete delle reti" connettendo operatori di differenti settori dei media e della cultura. Oggi annovera circa 100 membri tra attivi ed associati. Promuove lo scambio e la diffusione di news e di programmi euro-mediterranei attraverso coproduzioni multilaterali. Realizza attività multilaterali di formazione professionale.

 

CIRCOM

European Association of Regional Televisions

Circom Regional nasce nel 1983 e riunisce oggi 38 membri attivi, coordinando un network di oltre 300 antenne regionali. Opera per la promozione della cultura nella sua diversità, attraverso la cooperazione del servizio pubblico nelle sue articolazioni regionali, anche
in collaborazione con le Istituzioni locali. Organizza un Premio per la qualità regionale.

 

CMCA

Centre Méditerranéen de la Communication Audiovisuelle

Associazione nata nel 1986, il CMCA, di cui la Rai è socio fondatore, è sostenuta dalle istituzioni territoriali della Regione PACA e dalla città di Marsiglia, raggruppa le principali televisioni ed importanti produttori indipendenti della regione mediterranea.
Dal 1994 il CMCA organizza ogni anno il PriMed - Premio Internazionale del Documentario e del Reportage Mediterraneo, attività strategica per la valorizzazione della produzione mediterranea. L’associazione è inoltre attiva sul fronte della Formazione del documentario e del reportage e sul fronte della promozione di coproduzioni di documentari e programmi sul Mediterraneo.

 

CRI

Comunità Radiotelevisiva Italofona

Nasce nel 1985, su volontà Rai, per sostenere la collaborazione tra radiotelevisioni di servizio pubblico italofone – Rai, Rtsi, Rtv Koper-Capodistria, Radio Vaticana e San Marino Rtv – come strumento di valorizzazione della lingua e della cultura italiana, anche come veicolo
di valorizzazione dell’immagine dell’Italia e del made in Italy nel mondo attraverso i programmi Rai.

 

ASBU

Arab States Broadcasting Union

L’ASBU è nata nel 1969 sotto l'egida della Lega Araba. E’ l'associazione omologa all'UER/EBU per le televisioni di stato dei paesi della Lega Araba. Raggruppa oggi 29 membri attivi, 25 membri associati. Le sue attività sono sostanzialmente analoghe a quelle svolte dall'UER, anche se con un approccio che va oltre la mera cooperazione professionale.

 

ABU

Asia-Pacific Broadcasting Union

Fondata nel 1964, L’ABU è un’associazione professionale no-profit e non governativa che ha lo scopo di promuovere ed aiutare
lo sviluppo del broadcasting nella regione e di agire nell’interesse collettivo dei suoi membri. L’ABU conta 116 membri associati e 159 Membri Associati. Al pari del EBU in Europa, l’ABU coordina produzioni, si occupa della gestione del segnale satellitare, di formazione, scambi di expertise tecnica, e fornisce supporto legale ai membri.

 

EV

Eurovisioni

Eurovisioni promuove incontri internazionali su temi di scottante attualità, favorendo il confronto fra i principali soggetti del settore audiovisivo: operatori, istituzioni e aziende. Il festival di Eurovisioni, che si tiene ogni anno a Roma, si distingue per la sua attenzione specifica al mercato europeo della televisione e del cinema, alle trasformazioni tecnologiche, culturali ed economiche in atto.

I PROGETTI DEL CENTRO RICERCHE ED INNOVAZIONE TECNOLOGICA 

Slow tv

Il progetto Slow TV consente di migliorare la fruibilità dei programmi radiofonici e televisivi, rallentandoli in modo tale da presentarli alla velocità ottimale per i soggetti anziani e per quelli colpiti da disabilità sensoriali e cognitive.
Il sistema rallenta un contenuto avendo come riferimento il livello di benessere cognitivo scelto dall’utente, monitora continuamente la velocità del parlato, la confronta con il livello di benessere scelto dal “utente televisivo” (valore indicato agendo su interfaccia del terminale di fruizione) e adatta, di conseguenza, la velocità di riproduzione del contenuto.
Questa funzionalità “adattativa” consente, per esempio durante la fruizione di un talk-show, di mantenere costante la velocità di riproduzione del parlato di tutti gli interlocutori, rallentando solo quelli la cui velocità di esposizione è superiore alla soglia definita dal “utente televisivo” e, analogamente, lasciando inalterato il parlato più lento della medesima soglia. 

Il telespettatore può rallentare la visione dei contenuti televisivi e radiofonici mediante uno specifico controllo che attiva la funzione sul terminale. Ad esempio, per il televisore, mediante un tasto del telecomando, o interfaccia vocale o gestuale; per Tablet e Smart-phone o Personal Computer mediante comandi Touch oppure comandi vocali.

Il rallentamento è realizzato in modo da garantire l’intelligibilità e la qualità del parlato, mantenendo la sincronizzazione con il segnale video del programma televisivo. La comprensibilità di un programma è estremamente soggettiva, per questo si offre al telespettatore la scelta tra differenti percentuali di rallentamento. Tale servizio potrà essere reso disponibile su diverse tipologie di dispositivi (Smart-TV, Personal Computer, Tablet e Smart-phone) sia su contenuti live che su contenuti on demand (ad esempio, Rai Replay). 

Head

Il progetto Head si propone di realizzare esercizi di riabilitazione cognitiva per persone con esiti da ictus e traumi cerebrali. È ormai noto che i risultati in termini di continuità dell’attenzione, efficacia dell’esercizio e della terapia sono notevolmente maggiori quando durante l’esercizio vi è un coinvolgimento della sfera emotiva del paziente, oltre che di quella razionale.
A tale scopo per la realizzazione degli esercizi di riabilitazione sono utilizzati alcuni contenuti delle Teche Rai e verrà realizzata una infrastruttura informatica che consenta di preparare esercizi usando materiale personale della vita del paziente: foto, ricordi,
filmati amatoriali, foto della casa e dei luoghi dell’infanzia tratte da Google Earth. Saranno inoltre integrati nella piattaforma differenti dispositivi di interfacciamento ad alta tecnologia: Kinect, RF-ID, Touch screen, ocolus virtual head set, sensoristica indossabile. Le caratteristiche di HEAD si possono riassumere nei seguenti punti:
1) è un sistema multipiattaforma, che offre la possibilità di presentare i contenuti e proporre gli esercizi, in modalità tradizionale o in telepresenza, di condividere le informazioni tra i sanitari e di valutare i risultati tramite una serie di terminali (esemplificativamente: Smart-TV, Personal Computer con Touch screen, dispositivi mobili, Smartphone e Tablet);
2) è un sistema di gestione del percorso riabilitativo che utilizza il metodo di classificazione I.C.F. (International Classification of Functioning) per la profilazione dei pazienti e l’identificazione degli obiettivi terapeutici. Esso consente, quindi, la pianificazione e l’erogazione della terapia, oltre alla raccolta dei dati e dei risultati. La piattaforma offre esercizi standard per profilo di disabilità ma consente anche di realizzare esercizi specifici per il singolo paziente sfruttando algoritmi semantici per la ricerca e la presentazione dei contenuti;
3) è una tecnologia sostenibile e accessibile che presenterà, quindi, costi di utilizzo e gestione altamente competitivi con l’approccio tradizionale. La terapia in teleconferenza consentirà di ridurre il costo sociosanitario legato al trasporto del paziente dal proprio domicilio all’ospedale, e viceversa, ed altresì di ridurre il sovraffollamento dei centri di cura;
4) è una tecnologia che propone esercizi modulari facilmente personalizzabili ed adattabili alle diverse esigenze di ogni singolo individuo, poiché la piattaforma offre strumenti per la raccolta di immagini, colonne sonore, programmi preferiti, foto, ricordi e filmati messi a disposizione dalla famiglia del paziente, e per la ricerca di filmati di archivio attinenti e provenienti da varie fonti incluse le Teche Rai. Questo materiale è usato per realizzare esercizi terapeutici estremamente mirati e di sicuro coinvolgimento del soggetto interessato;
5) è un sistema che offre strumenti per la valutazione del paziente nel tempo (trend terapeutico, distanza tra miglioramento atteso e reale, grafici e tabelle), perché:
a) analizzando le caratteristiche del paziente ed i risultati degli esercizi dal medesimo effettuati, può essere in grado di suggerire come variare il trattamento,
b) traccia il grado di soddisfazione del paziente e dei caregiver, raccogliendo le loro valutazioni in termini di usabilità, soddisfazione del servizio, interesse per gli esercizi proposti, miglioramenti percepiti a seguito delle terapie proposte,
c) offre una tecnologia che consente di valutare sotto il profilo statistico l’andamento della terapia dei pazienti, realizzare grafici e report personalizzati in base ai dati presenti nel database e alle indicazioni dell’operatore. 

Le potenzialità di ATLAS

Il progetto di ricerca ATLAS ha consentito di realizzare una piattaforma per la trasposizione di un testo, nella Lingua Italiana dei Segni, nell’animazione di un attore virtuale realizzato in computer grafica 3D.
È possibile, inoltre, ipotizzare nuovi servizi per i non udenti, a fronte di un processo di analisi sulle implicazioni sia tecniche che socio-culturali, poiché la tecnologia ATLAS:

  • consentirebbe la descrizione, nella Lingua Italiana dei Segni, di monumenti, opere d’arte, contesti architettonici, iniziative culturali, informazioni turistiche e ricreative offerte da un territorio. Realizzando una rete integrata di servizi, sarebbe possibile utilizzare il QR code – leggibile su Smart-phone – per fornire un riferimento univoco a monumenti, targhe commemorative, indicazioni di pubblica utilità;
  • fornirebbe – all’interno di stazioni ferroviarie ed aeroportuali – sia su pannelli video informativi che su personal device, quei servizi di avviso e/o segnalazione di informazioni di immediata utilità quali orari, ritardi, informazioni legate al tema sicurezza e tutte le notizie che sono normalmente fornite mediante altoparlanti;
  • previa implementazione, sulla piattaforma, dei segni specifici tipici del particolare contesto linguistico, fornirebbe la traduzione on demand, mediante l’attore virtuale e sempre nella Lingua Italiana dei Segni, di contenuti medici, giuridici, scientifici;
  • consentirebbe la traduzione, mediante l’attore virtuale e nella Lingua Italiana dei Segni, di contenuti didattici e formativi quali lezioni universitarie, corsi di formazione e programmi ministeriali;
  • consentirebbe, ancora, la traduzione di molti contenuti editoriali quali testi universitari e scolastici, racconti e romanzi, facilitandone la comprensione e permettendo un approccio all’opera più immediato e comunicativo. 

Le storie di Gipo e la lingua italiana dei segni

Gipo, il folletto scribantino del Fantabosco – che trascina i bambini nel vorticoso ed entusiasmante mondo dei giochi, della musica e dell’arte - insegnerà e spiegherà un segno della Lingua Italiana dei Segni in ogni puntata de “Le Storie di Gipo”.
Sarà, inoltre, studiato un archivio di tutti i segni così insegnati e spiegati, con la relativa traduzione in italiano, da mettere a disposizione dei bambini sul portale web del programma. 


LA SEPARAZIONE CONTABILE 

L’applicazione dello schema di contabilità separata al bilancio civilistico della Rai al 31 dicembre 2013 pone in evidenza la seguente situazione:
1) Aggregato A – le risorse da canone integralmente imputate al servizio pubblico specifico non sono sufficienti a pareggiare i costi sostenuti dalla concessionaria per l’assolvimento dei compiti di servizio pubblico. Emerge un disavanzo ex lege di 162,7 milioni di Euro, quale differenza tra ricavi complessivi pari a 1.838,4 milioni di Euro e costi diretti e indiretti (transfer charge) ammontanti a 2.001,1 milioni di Euro.

Non si è pertanto in presenza di compensazioni eccessive del servizio pubblico, non compatibili con il Mercato Comune.

Il suddetto deficit è ridotto – a beneficio degli utenti – mediante l’attribuzione al servizio pubblico dei ricavi commerciali da pubblicità che residuano dopo aver imputato all’aggregato “commerciale” le risorse tratte dal mercato corrispondenti a quelle che avrebbe raccolto un operatore privato. L’importo è stato determinato secondo le previsioni dello schema di contabilità separata, approvato dalla menzionata delibera n.541/06/CONS, nel quale si riporta che «se la differenza tra le risorse da canone ed i costi diretti, del capitale e di transfer charges fosse negativa, il surplus tra l’ammontare delle risorse pubblicitarie risultanti dal bilancio civilistico della Rai e la pubblicità spettante all’aggregato B andrebbe accreditato all’aggregato di servizio pubblico, al fine di contenere il deficit da coprire con il canone di abbonamento. L’apporto della pubblicità residuale non può comunque essere tale da far diventare positivo il saldo finale dell’aggregato A».
Sulla base di tali principi, la pubblicità riconosciuta all’aggregato di servizio pubblico ammonta a 162,7 milioni di Euro.

Per completezza di informativa, si segnala che la pubblicità che spetterebbe all’aggregato B, e quindi la determinazione del vincolo di affollamento, è stata definita esclusivamente per i canali generalisti.
Tale metodologia risulta prudenziale in quanto non viene apprezzata la maggiore pubblicità di cui dovrebbe beneficiare l’aggregato “commerciale” per i canali semigeneralisti e specializzati.

L’effetto della pubblicità residua così determinata genera, per l’aggregato di servizio pubblico, un risultato in pareggio.

2) Aggregato B – le risorse pubblicitarie assegnate a tale aggregato corrispondono, a quelle di cui disporrebbe un operatore privato nazionale, tenendo conto di quanto precisato al punto precedente. Il margine economico risulta negativo per 87,2 milioni di Euro.

Di seguito si riporta il conto economico relativo all’esercizio 2013 degli aggregati A e B: 

 

Contabilità separata 2013

a

b

 

Canone di abbonamento

1.755,6

 
 

Pubblicità

 

434,7

 

Altri ricavi

82,9

74,8

 

Ricavi transfer charge interni

   
 

Costi diretti + costo del capitale

1.421,0

433,6

 

- costi diretti

1.084,2

261,1

 

- transfer charge intercompany

324,8

165,6

 

- costo del capitale

11,9

7,0

 

Costi transfer charge interni

580,2

163,1

       
 

Margine di cui all’art. 47, comma 1, tusmar

-162,7

-87,2

       
 

Pubblicità residua

162,7

 
       
 

Margine di cui all’art. 1, comma 4, delibera 102/05/cons

0,0

-87,2

       
 

Pubblicità

a

b

 

- pubblicità totale da bilancio

 

597,6

 

- pubblicità servizio pubblico

339,4

-339,6

 

- vincolo affolamento pubblicitario

-176,7

176,7

       
 

Pubblicità netta

162,7

434,7

L’applicazione dal 2005 dello schema di separazione contabile consente di disporre di una significativa serie storica - riportata nella sottostante tabella, insieme
al risultato operativo del bilancio civilistico della Rai -
delle risultanze economiche dell’aggregato di servizio pubblico.
Tali risultanze evidenziano per ciascun anno, tranne che per quello oggetto di analisi, un consistente deficit di remunerazione da parte del canone di abbonamento, strutturalmente insufficiente a coprire i costi delle specifiche attività di servizio pubblico. 

Valori
in milioni di euro

2013

2012

2011

2010

2009

2008

2007

2006

2005

 Risultato Aggregato A  

0,0

-346,0

-287,1

-364,1

-337,2

-335,3

-159,0

-296,3

-221,0

 Risultato operativo Rai S.p.A.  

-38,6

-215,7

-23,5

-160,3

-144,2

-54,2

64,5

-74,1

17,7

La contabilità separata attesta pertanto che i costi cumulati del servizio pubblico specifico e predeterminato non coperti, come richiesto dalla norma, da risorse pubbliche ammontano nel periodo in oggetto a poco più di 2,3 miliardi di Euro. 


POLICY AZIENDALE IN MATERIA DI GENERE 

Con riferimento alla tematica delle pari opportunità, al ruolo della donna ed alla sua rappresentazione, Rai si impegna:

  • ad assicurare alle donne di esprimersi compiutamente in coerenza con il proprio profilo professionale e di accedere in misura sempre più crescente ai processi decisionali, ad esempio considerando, ove disponibile, almeno una candidatura femminile per i posti da quadro in su da coprire. La Rai promuoverà anche dei seminari che possano sensibilizzare sul tema tutte le strutture interne e rimuoverà gli eventuali ostacoli che di fatto dovessero limitare le pari opportunità;

  • a realizzare un’offerta editoriale complessiva di qualità che, nel rispetto dei valori e degli ideali diffusi nel Paese e nell’Unione Europea, garantisca il rispetto della dignità umana, delle minoranze, della figura femminile in tutti i suoi aspetti, culturali, sociali e professionali, attraverso una rappresentazione dignitosa, reale, non stereotipata né discriminatoria che rifletta la molteplicità dei ruoli che la donna svolge nella vita sociale, culturale, economica e politica del Paese, nonché l’evoluzione dei ruoli delle donne e degli uomini nella società. A tal fine, si invitano le strutture editoriali ad orientare la propria programmazione con l’obiettivo di evitare la trasmissione di programmi che possano indurre a una fuorviante percezione dell’immagine femminile e che possano in qualsiasi modo ingenerare pregiudizi e stereotipi. In tale ambito, ruolo e funzione della Concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo è, infatti, quello di contribuire, attraverso la propria programmazione, ad una presa di coscienza, in particolare da parte delle nuove generazioni, dei valori della dignità umana e del rispetto delle diversità di genere e delle pari opportunità;

  • ad assicurare una qualità dell’informazione che contribuisca al superamento del divario di genere nella rappresentazione del mondo del lavoro e, più in generale, nella società;

  • a favorire una maggiore presenza delle donne all’interno dei programmi di informazione e di intrattenimento, sia come esperte chiamate a portare la propria testimonianza in qualità di professioniste, sia come protagoniste;

  • a fornire strumenti di conoscenza, di riflessione e di approfondimento volti a prevenire e contrastare la violenza sulle donne, evitando, in particolare, l’uso di immagini e contenuti che possano essere considerati discriminatori e che possano contribuire ad incitare alla violenza di genere e a collaborare con le Istituzioni preposte per la realizzazione e diffusione, sulle diverse piattaforme di trasmissione, di specifici programmi;

  • ad evitare, sempre, nell’ottica del rispetto della dignità umana, ogni forma di volgarità e di strumentalizzazione e mercificazione del corpo della donna;

  • a effettuare un report, attraverso apposito monitoraggio periodico e comunque in coerenza con gli obblighi derivanti dal Contratto di Servizio in vigore, sul rispetto delle pari opportunità. Tale monitoraggio dovrà essere trasmesso al Ministero dello Sviluppo Economico, all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) e alla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. 
Tabella di correlazione con gli indicatori G.R.I. G3.1 e relativo supplemento del settore media
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Tabelle e informazioni di dettaglio
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