La complessa evoluzione del settore

Il settore audiovisivo sta attraversando una fase di profonda trasformazione per effetto di più fattori che hanno determinato, e ancora più determineranno negli anni a venire, dei rilevanti cambiamenti nei mezzi di fruizione, nelle modalità produttive e di pubblicazione, di utilizzo dei contenuti e dei servizi e dell’operare stesso degli attori del mercato.

Un primo fattore è indubbiamente l’innovazione tecnologica e, nello specifico, la rivoluzione digitale. Se da un lato l’evoluzione socio-culturale ha rappresentato un terreno molto fertile sul quale l’innovazione tecnologica ha potuto produrre i suoi effetti, dall’altro ha purtroppo accentuato le differenze sociali e culturali del Paese.
Il riferimento è alle minoranze linguistiche ed alle ampie comunità di immigrati, ai diversi valori e stili di vita che hanno effettivamente cambiato la possibilità di accesso alle informazioni del mondo digitale ed ancora, ma non ultimo fattore, al rapido e tumultuoso utilizzo della rete come fonte di comunicazione in un processo da molti a molti. 

Il combinato sviluppo delle infrastrutture fisse e mobili di banda larga e di tutti gli strumenti fissi e mobili connessi alla rete, ha anche favorito l’affermazione di nuove logiche di interazione tra persone, e tra queste e i media. Accanto alla tradizionale navigazione sui siti, cresce la fruizione attraverso le applicazioni digitali proposte dai gestori delle piattaforme. LInternet provider non costituisce soltanto una forma totalmente nuova di media, l’ultima evoluzione del processo di comunicazione scritta, radiofonica e televisiva, ma è un nuovo paradigma in termini funzionali.
Tra le conseguenze più significative, si è assistito alla moltiplicazione esponenziale dell’offerta mediatica disponibile: oggi esistono 1.250 canali in chiaro e pay rispetto ai 60 del 2003.

Nel corso degli ultimi anni, la trasformazione dei modelli di offerta, di fruizione e di business ha avuto un impatto significativo sui protagonisti tradizionali del mercato ed ha contribuito a determinare lo spostamento delle preferenze del pubblico dai canali generalisti a quelli specializzati, soprattutto da parte delle fasce di pubblico più giovani. 

I livelli di offerta sono sempre più caratterizzati da forme a domanda e quello di business dal ricorso a forme a pagamento, secondo formule commerciali diverse, che vanno dal servizio accessorio e gratuito, proposto in abbinamento ai tradizionali servizi pay tv, a servizi stand-alone, che prevedono flessibili formule di abbonamento ed a pagamento per singolo evento.
Ai protagonisti storici del settore, tipicamente di dimensioni e di assetto proprietario nazionali (non solo in Italia) si sono rapidamente affiancati nuovi soggetti, in particolare le Telco, le over the top television, che provengono da altri mercati geografici, da altri settori e che godono di rilevanti risorse, cioè hanno una platea molto ampia, ma anche risorse altrettanto ampie.

Prossimamente entreranno nel mercato italiano importanti operatori del settore, a partire dai leader mondiali: Netflix, Amazon, ecc. Si tratta di operatori che stanno orientando la loro offerta anche verso la produzione di contenuti. Di questo dobbiamo tenere conto, perché non sono soltanto distributori, ma sempre più stanno diventando produttori. Inoltre, si sta espandendo l’accessibilità e l’uso contemporaneo di più strumenti (personal computer, smartphone, tablet). 

Il settore audiovisivo attraversa una profonda trasformazione nei mezzi di fruizione e nei contenuti 

Un altro aspetto molto importante è legato alla crescente interazione tra le persone ed i mezzi audiovisivi, lineari e non, che si sviluppa attraverso le piattaforme social, tra le quali spiccano facebook e twitter, un’interazione che avviene sempre più in tempo reale. In sostanza, il mondo della comunicazione non è più gestito dalle emittenti, ma è sempre più ampiamente gestito dai singoli, con un impatto molto rilevante sul tema del pluralismo. Alle sfide connesse al processo di digitalizzazione del sistema televisivo ed agli effetti delle spinte innovative provenienti dalla rete, si sono contestualmente affiancate quelle provenienti dalla crisi economico-finanziaria.
La crisi ha avuto un effetto dirompente sui sistemi televisivi in termini di minori ricavi da pubblicità e per la Rai anche di maggiore morosità da canone. La concorrenza tra operatori tradizionali e tra questi ed i nuovi attori è sensibilmente aumentata. Alle conseguenti pressioni sulla redditività del settore gli operatori stanno reagendo, cercando nuove opportunità ed introducendo innovazioni sia di tipo distributivo che di modello di business.
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La concorrenza sta generando anche una forte pressione su tutti i nuovi agenti che operano sulle piattaforme di distribuzione per l’approvvigionamento delle frequenze utilizzate dagli operatori cosiddetti broadcaster, quelli di accesso e di produzione di contenuti. La crescente richiesta di servizi mobili alimenta infatti la richiesta delle frequenze. I broadcaster, tra cui quelli di servizio pubblico, si trovano a dover fronteggiare il rischio di vedersi ridurre le bande disponibili nell’ambito della transizione verso l’HD (alta definizione) e l’ultra HD, con il pericolo di non poter soddisfare la domanda quali - quantitativa di prodotto audiovisivo da parte dei cittadini e di compromettere la capacità produttiva dell’industria dei contenuti del Paese, le sue potenzialità tecnologiche ed i livelli occupazionali.

Un ulteriore tema di attenzione riguarda la tutela dei diritti sui prodotti originali dei broadcaster, messa in pericolo dalla cosiddetta «liquidità della rete» che, generando fenomeni di illegalità, contribuisce a deprimere la valorizzazione dei contenuti e disincentiva gli sforzi delle emittenti televisive tese a tutelare le opere dell’ingegno. La salvaguardia dei diritti è condizione indispensabile per lo sviluppo dell’industria audiovisiva competitiva e di qualità e anche gli utilizzi su Internet devono rientrare in questa logica. In questo contesto ricco di sfide ma anche di opportunità, la Rai è consapevole che l’elaborazione e la realizzazione di una strategia innovativa, in una visione di medio e lungo periodo, le permetterà di mantenere la centralità che ancora oggi possiede nel sistema audiovisivo italiano, di accentuare il profilo di distintività e di entità valoriale rispetto ai media privati e di conseguire uno strutturale equilibrio economico-finanziario. 

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