La storia: 90 anni di Radiofonia e 60 anni di Televisione

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Nel 2014, la Rai ha festeggiato i suoi primi 90 anni di radio e 60 anni di televisione. 

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90 anni di radio

Il 6 ottobre 1924 iniziava la storia delle trasmissioni radio in Italia.

Per festeggiare i suoi novanta anni, il 6 ottobre 2014, la Radio “ha spento”, più volte durante la giornata e per alcuni secondi, lo schermo di tutti i canali televisivi della Rai per fare rivivere, con la sua voce, il racconto di alcuni dei momenti più significativi della nostra vita e della nostra storia.

Il 6 ottobre 2014, nel corso del TGR Buongiorno Italia, nel bel mezzo della trasmissione, lo schermo è diventato nero. Si è inserita la voce della radio che ci ha ricordato momenti importanti della nostra storia. Dalla morte di Kennedy nel 1963, quando la Rai ha deciso di interrompere le trasmissioni in segno di lutto, al discorso alla luna del ‘62 di Papa Giovanni XXIII. Dalla strage di via D’Amelio con il Gr1 che ha annunciato la barbara uccisione del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta, alla “Vita Spericolata” di Vasco Rossi raccontata a Radio 2 negli anni 80, a Mike Bongiorno che annuncia la vittoria di Gigliola Cinquetti al Sanremo del 1964 con la canzone “Non ho l’età”.

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Sala di regia della sede RAI di Roma in via Teulada 


60 anni di televisione

Il 3 gennaio 1954 a Milano, dagli studi del Centro di Produzione di Corso Sempione, Fulvia Colombo annuncia la nascita della televisione italiana.

Da questa data la RAI - Radiotelevisione Italiana inizia il suo regolare servizio di trasmissioni televisive su un unico canale che poi diventerà la prima rete, Rai1.

Per il Paese, ancora provato dalla guerra, si trattava di una rivoluzione, subito fotografata dalla rivista “Domenica del Corriere” in una storica copertina firmata da Walter Molino. La tv degli esordi rappresentò per molti una vera finestra sul mondo, capace di far conoscere cose mai viste prima o, addirittura, mai nemmeno immaginate.

Si trasmetteva in bianco e nero e la qualità del segnale non era entusiasmante. Tuttavia, dopo un periodo sperimentale, il numero degli abbonati aumentò in misura considerevole superando il milione nel giro di quattro anni e i 5 milioni in dieci anni. Certamente non pochi, se si pensa che la particolare conformazione orografica italiana costringeva la rete non efficientissima di trasmettitori a lasciare in ombra parecchie zone del territorio.

Nel ’58 la quasi totalità della popolazione si poteva sintonizzare sulle frequenze del Programma Nazionale. Il primo programma annunciato da Fulvia Colombo fu “Arrivi e Partenze”, una breve rubrica settimanale di interviste a personalità note, in arrivo o in partenza dall’aeroporto di Ciampino. Il programma, condotto da Armando Pizzo e Mike Bongiorno, andò in onda alle 14.30 con la regia di Antonello Falqui. La serata si aprì con “Teleclub”, il primo talk show della storia della tv, seguito dalla commedia di Goldoni “L’osteria della posta”. A chiudere la prima e storica giornata di trasmissioni fu “La Domenica sportiva”. 

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Operatori di scena e cameramen durante le riprese di un film

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Cameraman al lavoro durante le riprese in studio

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Prima sigla di apertura delle trasmissioni Rai 

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Elena Caprile e Dada Grimaldi, annunciatrici Rai


1924-2014. La Rai racconta l’Italia

Il Complesso del Vittoriano di Roma (31 gennaio - 30 marzo 2014), la Triennale di Milano (29 aprile - 15 giugno 2014), gli Ambulacri di Castel Sant’Elmo di Napoli (25 giugno – 27 luglio), la Galleria di Arte Moderna e Contemporanea, il Palazzo Madama e l’Auditorium Rai di Torino (20 settembre – 2 novembre) hanno ospitato “1924 – 2014. La Rai racconta l’Italia”, mostra celebrativa dell’azienda che ha portato il mondo nelle case degli italiani, divenendo specchio delle loro vicende e narrandone la vita quotidiana, che ha veicolato l’informazione, la cultura e lo svago nelle loro case, esprimendo i sentimenti unitari dell’Italia ed identificandosi con la sua crescita culturale e civile, perché essere servizio pubblico non significa solo custodire i documenti più rappresentativi della storia del Paese ma soprattutto renderli memoria viva.

Un viaggio tra documenti, programmi, costumi di scena e materiali d’archivio. 
La Rai si è raccontata e ha raccontato gli ultimi 90 anni di storia italiana descrivendo il suo lungo cammino, dalle
prime trasmissioni radiofoniche fino all’era multimediale. 

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Una selezione di costumi di scena ha aperto la mostra, per evocare le icone della nostra tv e testimoniare l’evoluzione dello stile italiano dai primi anni sessanta ad oggi.
In ogni sezione sono stati documentati i grandi cambiamenti sociali, culturali, scientifici dei quali l’Italia ed il mondo sono stati protagonisti attraverso programmi, filmati di eventi particolarmente significativi, telegiornali, annunci, servizi, quiz e tribune politiche.
Ed inoltre documenti d’archivio, fotografie d’epoca, opere d’arte della ricca collezione Rai (Guttuso, De Chirico, Casorati, Nespolo, Cremona, Campigli, Turcato, Vedova e molti altri), copioni e testimonianze manoscritte di chi ha attivamente partecipato e vissuto la straordinaria avventura iniziata il 27 agosto del 1924, giorno dell’atto costitutivo dell’Unione Radiofonica Italiana U.R.I. e gli anni di attività dall’U.R.I. all’E.I.A.R. fino alla RAI.

La sezione La Rai: una bella impresa italiana” ha testimoniato l’origine e la nascita dell’azienda attraverso il racconto figurato di materiali d’archivio, verbali, ordini di servizio (molto interessanti quelli emanati dal Direttore dell’E.I.A.R. durante il Ventennio fascista, tra cui quello in cui si dispone l’uso del “voi” o del “tu” al posto del “lei” nelle trasmissioni) e materiali di promozione (molti ideati da Erberto Carboni, designer ed illustratore che produsse una quantità immensa di opere grafiche per la Rai), un racconto per simboli degli anni di attività dall’U.R.I. all’E.I.A.R. fino alla RAI.

I 60 anni della Televisione italiana sono stati raccontati attraverso otto canali tematici, ciascuno curato da un testimonial: Sergio Zavoli per l’Informazione, Emilio Ravel per lo Spettacolo, Andrea Camilleri per la Cultura, Piero Angela per la Scienza, Bruno Vespa per la Politica, Piero Badaloni per la Società, Arnaldo Plateroti per l’Economia e Bruno Pizzul per lo Sport.

Una sezione a parte, curata da Marcello Sorgi, è stata dedicata alla storia della Radio per narrare 90 anni di storia attraverso la voce dei protagonisti e molti materiali inediti, una selezione di programmi radiofonici, una colonnina interattiva del Radiocorriere, cimeli come l’Uccellino dei programmi radiofonici e documenti, come il libretto contenente le Norme per la redazione di un testo radiofonico, scritto da Carlo Emilio Gadda nel 1953. Nello spazio espositivo è stato ricostruito, grazie alla collaborazione del Museo della Radio e Televisione di Torino, un set televisivo degli anni settanta realizzato con strumenti e apparati originali (televisori, microfoni, giraffe, telecamere, un rullo per i titoli funzionante) per raccontare il “dietro le quinte” dei programmi che hanno fatto la storia della televisione italiana.

Nello spazio “museale” sono stati esposti anche memorabilia e inediti come i bozzetti originali dei costumi per Giovanna, la Nonna del Corsaro Nero e alcune tavole illustrate raffiguranti alcuni personaggi per I quattro moschettieri di Nizza e Morbelli, i giochi in scatola dei quiz televisivi, il copione manoscritto originale del film di Ermanno Olmi “L’albero degli zoccoli” (1978) e il Leone d’Oro 2013 vinto a Venezia da Gianfranco Rosi con il film “Sacro GRA”.

Infine, una sezione è stata dedicata alla tecnologia per raccontare l’attività del CRIT - Centro Ricerche e Innovazione Tecnologica della Rai, la cui istituzione risale al 1930. 

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