Le linee guida dell'offerta editoriale

La Rai oggi deve affrontare una sfida ulteriore in quanto concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. Nel nuovo contesto digitale è la stessa ragion d’essere del servizio pubblico che viene messa in discussione.
La necessità di un servizio pubblico, nonché il modello, il ruolo, le risorse finanziarie e la governance della Rai, sono elementi ampiamente dibattuti e messi in discussione, soprattutto oggi nell’era dell’iper-offerta e della forte personalizzazione dei contenuti. In questo contesto, la Rai ritiene che ci sia bisogno di un servizio pubblico efficiente ed evoluto in senso multimediale e multipiattaforma per diversi motivi.

Il primo è la configurazione tendenzialmente oligopolistica del mercato dell’informazione, stante la presenza di significative economie di scala.

Il secondo è l’accentuarsi della necessità di garantire un’informazione indipendente, pluralista, imparziale e corretta. Lo sviluppo tecnologico e la diffusione degli strumenti e delle piattaforme mediatiche dividono sempre più la popolazione tra chi è in grado di leggere, di processare e di utilizzare l’informazione e chi invece è povero di informazioni, perché non ha le conoscenze informatiche di base e non è in grado di accedervi. Il servizio pubblico può svolgere un ruolo significativo nel selezionare e verificare le informazioni, in modo che esse siano disponibili correttamente a tutti, e nel promuovere l’affermazione di una cultura, un ambiente e un mercato favorevoli al consumo dei contenuti legali online, contribuendo a ridurre il knowledge gap ed il digital divide.

Terzo, ma non ultimo motivo, la Rai ha la necessità di assicurare il perseguimento di obiettivi di interesse pubblico, quali l’arricchimento e lo sviluppo sociale e culturale dei cittadini, l’universalità dell’accesso ai contenuti, il pluralismo e la valorizzazione dell’identità della cultura nazionale anche nel contesto internazionale.

Uno degli aspetti più importanti dei servizi pubblici è il sostegno all’industria audiovisiva nazionale ed europea. A questo proposito, la Rai nel biennio 2012-2013 ha investito circa 700 milioni di Euro, attivando anche forme di sostegno dell’occupazione, ed ha sostenuto per circa il 90 per cento il costo del passaggio al digitale terrestre, pari a 500 milioni di Euro. Non è stato così in altri Paesi, dove il passaggio al digitale è stato interamente sostenuto dagli Stati, non dalle emittenti pubbliche.

Va poi considerato che il ruolo crescente che stanno assumendo i gestori delle piattaforme e del portale fa emergere il rischio di una loro posizione di controllo sui contenuti televisivi, che va attentamente valutata e monitorata. La rintracciabilità e l’accessibilità dei contenuti delle TV, soprattutto di servizio pubblico, diventa fondamentale per garantire il pluralismo e preservarne la rilevanza sociale, culturale e democratica.

Un servizio pubblico efficiente ed evoluto in senso multimediale e multipiattaforma

È indubbio che il servizio pubblico nell’era digitale debba mutare profondamente per essere capace di suggellare un rinnovato patto con i cittadini e con tutti gli stakeholder, dimostrando di saper creare valore per tutti questi soggetti. Il concetto della creazione di valore per i cittadini è un concetto molto sentito da tutti i servizi pubblici, non solo quello radiotelevisivo. La Rai sta avviando una ricerca interna per approfondire le modalità di utilizzo dei proventi dal canone e, quindi, decidere la direzione che il cambiamento dovrebbe assumere per garantire un corretto “value for money”, cioè la valorizzazione delle risorse economiche riscosse.

Questo tema del value for money, insieme con la missione, il ruolo del servizio pubblico e il sistema di governance, sono comuni ai principali servizi pubblici europei.

La Rai non può intervenire sugli aspetti concernenti la missione, la governance e le fonti di finanziamento, ma può mettere in atto ed avviare una serie di azioni per essere più competitiva e più solida nel contesto digitale.

In questo percorso la Rai sta operando con il primo obiettivo di accentuare la distintività e l’identità di editore di servizio pubblico, che punta con convinzione e coraggio all’innovazione tecnologica ed editoriale.

Il secondo obiettivo della Rai è focalizzare le risorse economiche e produttive sulle aree più strategiche in termini di impatto di servizio pubblico e di competitività di ascolti e di raccolta pubblicitaria.

Il terzo obiettivo è attuare un efficace controllo dei costi.

Il quarto è trasformarsi da emittente radiotelevisiva a Media Company presente su tutte le piattaforme (TV, Radio, Web, Cinema).

Il quinto obiettivo è di essere fortemente presente su Internet con contenuti nativi, modelli di offerte e di business innovativi, per saper cogliere le opportunità di interazione e di relazione con il pubblico.

Il sesto obiettivo è sviluppare nuovi progetti ed iniziative editoriali, attivando sinergie di comunicazione per valorizzare pienamente il complessivo sistema di offerta, puntando sulla qualità e varietà delle reti anche nell’ambito informativo e rivalutando il perimetro dell’offerta specializzata per accentuarne il carattere di complementarietà rispetto all’offerta generalista.

A questo proposito, è necessario approfondire il tema del numero dei canali tematici Rai. L’elevato numero di canali in chiaro, realizzato a suo tempo in conseguenza del passaggio dall’analogico al digitale, ha ampliato la possibilità di scelta dello spettatore cogliendo una tendenza degli utenti a diversificare e personalizzare il consumo, componendo il proprio palinsesto con i singoli programmi di maggiore interesse. Dal punto di vista del mercato, questa scelta ha ampliato la competizione a seguito dell’ingresso di nuovi editori nel digitale terrestre, con buoni risultati in termini di ascolti e di redditività. L’offerta gratuita tematica della Rai è anche garanzia di pluralismo culturale ed informativo, di cui il servizio pubblico deve essere portatore.

La Rai ha investito in tecnologia circa 250 milioni di Euro in un biennio, ha digitalizzato totalmente il TG1, il TG2 e il TG3 ed è impegnata nella digitalizzazione della TGR e della Radio. La completa digitalizzazione del patrimonio delle Teche, inoltre, rappresenta un investimento di grande importanza per il Paese, non solo per la Rai. Anche sul fronte editoriale, la Rai ha compiuto passi importanti, realizzando programmi dedicati al tema economico-finanziario cui ne seguiranno altri dedicati alle scienze e alla cultura della legalità.

Sono state eliminate trasmissioni non in linea con la missione di servizio pubblico, è stata creata la Direzione Rai Cultura (che comprende Rai5, canale tematico interamente dedicato alle Performing Arts, Rai Storia e Rai Scuola), rilanciato il canale Rai Italia per i nostri connazionali all’estero, rafforzati Rai Ragazzi e riorganizzato Rai News24. Sono stati studiati e potenziati programmi nativi web ed intensificata la presenza Rai sulla rete. Alcuni esempi: La mamma imperfetta, Braccialetti rossi e The Voice”, che hanno avuto un’elevatissima interazione attraverso il mondo dei social network.

La Rai si propone di assumere un nuovo e più incisivo ruolo nel mondo degli Internet provider, realizzando sinergie tra piattaforme tradizionali e broadband, valorizzando le peculiarità dei diversi strumenti e soprattutto coinvolgendo i giovani. Sul modello dell’emittente inglese BBC, la Rai intende integrare la sua offerta lineare, proponendo al proprio pubblico una soluzione totalmente digitale e connessa attraverso un’offerta personalizzata, con l’obiettivo di migliorare i contenuti ed instaurare un contatto più vicino e mirato con il pubblico, per consentirle di organizzare il proprio palinsesto su tutti i devices di nuova generazione. 

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