Note e fonti

1) Si veda la Direttiva TV senza frontiere del 1989 e le sue successive modifiche, il IX Protocollo sulla televisione pubblica allegato al Trattato di Amsterdam del 1993 nonché la Comunicazione della Commissione europea relativa all’applicazione delle norme sugli aiuti di Stato al servizio pubblico di radiodiffusione del 2009.
La missione del servizio pubblico generale radiotelevisivo, pag. 14

2) Gli obblighi di servizio pubblico risultano definiti dall’insieme delle fonti costituzionali ed europee sopra richiamate, dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, dalla legge 3 maggio 2004, n. 112, dal decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e sue successive modificazioni, recante il "Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici”, ed altresì dal Contratto di Servizio. La missione del servizio pubblico generale radiotelevisivo, pag. 14

3) L’attività di Rai deve, altresì, svolgersi nel rispetto delle norme – per le parti ancora vigenti – di cui alla legge 14 aprile 1975, n. 103, recante “Nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva”; della legge 6 agosto 1990, n. 223, recante “Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato”; della legge 25 giugno 1993, n. 206, c.s.m.i., recante “Disposizioni sulla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo”; e di cui alla legge 31 luglio 1997. n. 249, recante “Istituzione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo”. La missione del servizio pubblico generale radiotelevisivo, pag. 14

4) L’art. 21 della Legge n. 89/2014 ha stabilito l’eliminazione, nell’art. 45, comma 2, lettera e), del TUSMAR, delle parole: ”la costituzione di una società per”. La missione del servizio pubblico generale radiotelevisivo, pag. 14

5) L’art. 21 della Legge n. 89/2014 ha apportato modificazioni all'art. 17 della Legge 3 maggio 2004  n. 112; al comma 2, la lettera p) è sostituita dalla seguente: “l’informazione pubblica a livello nazionale e quella a livello regionale attraverso la presenza in ciascuna regione e provincia autonoma di proprie redazioni e strutture adeguate alle specifiche produzioni, nel rispetto di quanto previsto alla lettera f)”. La missione del servizio pubblico generale radiotelevisivo, pag. 15

6) Ciò è tanto più vero laddove si consideri che l’articolo 32 del Contratto di Servizio per il triennio 2010-2012 dispone che il Ministero e la Rai si impegnano a:
(a) adeguare tale Contratto di Servizio alla normativa sopravvenuta nel corso del triennio di vigenza;
(b) procedere nello stesso periodo, sulla base delle segnalazioni e delle proposte della commissione paritetica di cui all’articolo 29 o di evidenze desumibili dal bilancio di separazione contabile, alla revisione di detto Contratto, al fine di ripristinare le più corrette modalità di esercizio del servizio, laddove il rapporto di proporzionalità e di adeguatezza tra missione e costi del servizio pubblico e relativo finanziamento, quale risultante dal Contratto di Servizio, risulti significatamente alterato. Il Contratto di Servizio, pag. 17

7) Art. 17, comma 2, lettera p), della legge 3 maggio 2004, n. 112. Reiterato poi dall’articolo 45, comma 2, lettera p), del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Tale disposizione è stata recentemente modificata dall’articolo 21, commi 1 e 2, del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito con modificazioni dalla legge 23 giugno 2014, n. 89. Le Sedi Regionali ed Estere, pag. 28

8) Si ricorda che l’articolo 21, comma 3, del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito con modificazioni dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, espressamente dispone che ai fini dell'efficientamento, della razionalizzazione e del riassetto industriale nell’ambito delle partecipazioni detenute da Rai, essa può cedere sul mercato, secondo modalità trasparenti e non discriminatorie, quote di società partecipate, garantendo la continuità del servizio erogato. In caso di cessione di partecipazioni strategiche che determini la perdita del controllo, le modalità di alienazione sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato su proposta del Ministero dell'economia e delle finanze d’intesa con il Ministro dello sviluppo economico. Le società del Gruppo Rai, pag. 32

9) Di cui al regio decreto legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, e successive modificazioni. La separazione contabile, pag. 53

10) Cfr. in part. Cass. Sez. Un. N. 10443/08 e Cass. Sez. Un. Ord. N. 27092/09.
Il rapporto con i fornitori, pag. 61

11) Auditel s.r.l. è la società “super partes” che rileva l’ascolto della televisione in Italia conseguito attraverso le diverse modalità di trasmissione. La società ha per oggetto la rilevazione oggettiva e la diffusione sistematica dei dati, riferiti agli ambiti nazionale e regionale sull’ascolto televisivo in Italia. Auditel opera con un modello organizzativo “J.I.C.” (Joint Industry Committee), riconosciuto come il più evoluto a livello internazionale. Il Modello riunisce tutte le componenti del mercato televisivo: aziende che investono in pubblicità, agenzie e centri media, imprese televisive. Per adempiere alla propria missione, in modo concretamente imparziale, Auditel ha realizzato i propri equilibri interni, amministrativi ed organizzativi, attraverso una formula di controllo e responsabilità reciproci. Auditel si è quindi costituita come sistema “tripartito”, cioè una società che rappresenta le componenti fondamentali del mercato

  • Aziende Utenti, Agenzie e Centrali Media (tramite le associazioni di categoria UPA, ASSAP e UNICOM;
  • Reti pubbliche;
  • TV private, nazionali e locali.

L’Auditel periodicamente indice una gara pubblica per la rilevazione degli ascolti televisivi in Italia con un contratto della durata di sette anni. Dal 1986, la società che ha svolto questa attività per conto di Auditel è stata AGB Italia, società con sede a Milano entrata nel 2004 a far parte del gruppo Nielsen con il nome di Nielsen TAM Italia. Quest’ultima ha installato nella casa di 5.100 famiglie italiane (circa 12.000 individui) un meter collegato ad ogni apparecchio televisivo ed alla linea telefonica. Il meter registra automaticamente su quale canale è sintonizzato il televisore mentre ogni membro della famiglia è tenuto a segnalare la propria presenza davanti all’apparecchio tramite una sorta di telecomando dedicato (push button). In questo modo il meter registra quale canale è visto, ma soprattutto da chi è visto.
Alle ore 2:00 la raccolta dati viene interrotta ed i dati di tutti i meter d’Italia vengono inviati ai server di Nielsen, che procede alla loro elaborazione. Ogni individuo del panel rappresenta un certo numero di italiani con le sue stesse caratteristiche socio-demografiche. Quindi, affinchè il campione possa validamente rappresentare a fini statistici i circa 58.000.000 di italiani di età superiore a 3 anni, ad ognuno dei 12.000 individui del panel è attribuito un peso statistico per il calcolo delle rilevazioni.
Nielsen monitora giornalmente tutto ciò che viene trasmesso sulle sette TV generaliste (Rai1, Rai2, Rai3, Canale5, Italia1, Rete4, La7), rilevandone i palinsesti e i dati riferiti alle trasmissioni televisive. I software di analisi dei dati di ascolto elaborano e mettono a confronto i dati relativi alle trasmissioni televisive con le informazioni raccolte dal campione di individui, determinando per ogni rete e per ogni singolo minuto della giornata quale canale è stato visto e da quali categorie di persone. 
L'Auditel, pag. 64

12) L’indagine condotta è interamente consultabile sul sito Rai www.rai.it
La Brand Reputation,
pag. 65

13) L’indagine condotta è interamente consultabile sul sito Rai www.rai.it
La Brand Reputation, pag. 65

14) Fonte: Nielsen/NetRatings - Site Census fino a giugno 2013, Webtrekk da luglio 2013. L'offerta web, pag. 100

15) L’indagine condotta è consultabile sul sito Rai www.rai.it
L'attenzione nell'offerta radiotelevisiva a specifici temi, pag. 101

16) Ai sensi dell’articolo 2, comma 3, lettera r), del Contratto di Servizio per il triennio 2010-2012, Rai è tenuta ad improntare la propria offerta anche garantendo la comunicazione sociale attraverso trasmissioni dedicate all’ambiente, alla salute, alla qualità della vita, ai diritti e ai doveri civili, allo sport sociale, alla disabilità e ai diritti, agli anziani, assegnando spazi adeguati alle associazioni rappresentative del settore. 
La comunicazione sociale, pag. 130

17) I programmi e le rubriche di servizio di cui all’articolo 9, comma 2, lettera b), del Contratto di Servizio succitato, cioè le trasmissioni prevalentemente incentrate sui bisogni della collettività in cui saranno valorizzate le opportunità europee; le trasmissioni a carattere sociale, anche incentrate su specifiche fasce deboli; i programmi legati ai temi del lavoro, ai bisogni della collettività (quali le condizioni delle strutture sanitarie, assistenziale e previdenziali), all’ambiente e alla qualità della vita, alla normativa e alle opportunità comunitarie, alle iniziative delle associazioni della società civile; le celebrazioni liturgiche; le trasmissioni idonee a comunicare al pubblico una più completa e realistica rappresentazione del ruolo che le donne svolgono nella vita sociale, culturale, economica del Paese, nelle istituzioni e nella famiglia, valorizzandone le opportunità, l’impegno ed i successi conseguiti nei diversi settori, in adempimento ai principi costituzionali; le comunicazioni relative ai servizi di pubblica utilità in ambito nazionale e regionale; le trasmissioni che consentano adeguati spazi alle associazioni e ai movimenti della società civile, ai gruppi etno-culturali e linguistici presenti in Italia e specifiche trasmissioni per l’informazione dei consumatori; le trasmissioni che contribuiscano alla conoscenza della lingua italiana e delle lingue straniere e alla alfabetizzazione informatica; le trasmissioni finalizzate a promuovere la conoscenza dell’Unione europea. La comunicazione sociale, pag. 130

18) Ai sensi dell’articolo 13, comma 6, del Contratto di Servizio citato, Rai si impegna a collaborare, con le istituzioni preposte, alla ideazione, realizzazione e diffusione di programmi specifici diretti al contrasto e alla prevenzione delle tossicodipendenze ed altresì alla conoscenza delle conseguenze prodotte dall’uso delle sostanze stupefacenti e psicotrope nonché al costo sociale che tali fenomeni comportano per la collettività.
L’azienda si impegna, altresì, alla prevenzione ed al contrasto della violenza sulle donne collaborando con le istituzioni preposte per la realizzazione e diffusione, sulle diverse piattaforme di trasmissione, di specifici programmi. La comunicazione sociale, pag. 130

19) Già con atto di indirizzo del 13 febbraio 1997, la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, riprendendo il tema del pluralismo, non solo politico ma anche sociale, culturale, etnico e religioso, delle realtà locali, di genere e di età, produttivo ed associativo, specificò, relativamente a quest’ultimo che “per quanto riguarda le trasmissioni nel corso delle quali vengono organizzate pubbliche raccolte di fondi, va assicurato che a beneficiare siano a rotazione tutte le associazioni più rappresentative e che offrano adeguate garanzie (...)”. La comunicazione sociale, pag. 130

20) L’articolo 3, comma 1, della legge 7 giugno 2000, n. 150, dispone che la Presidenza del Consiglio dei ministri determina i messaggi di utilità sociale ovvero di pubblico interesse, che la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo può trasmettere a titolo gratuito. Alla trasmissione di messaggi di pubblico interesse previsti dal presente comma sono riservati tempi non eccedenti il due per cento di ogni ora di programmazione e l’uno per cento dell’orario settimanale di programmazione di ciascuna rete. La comunicazione sociale, pag. 130

21) Fonti: Treccani.it – L’Enciclopedia italiana, voce “Rai – Radiotelevisione Italiana”, www.treccani.it; RAI.IT, La storia – Date ed avvenimenti che hanno segnato la storia della RAI, www.rai.it; Barbara Scaramucci e Claudio Ferretti, RicordeRai 1924/1954/2014, RaiEri; Roberto Zaccaria, Diritto dell’informazione  e della comunicazione, CEDAM, 2007; Rubens Esposito, La risposta normativa all’evoluzione tecnologica, in Roberto Zaccaria (a cura di), Informazione e telecomunicazione, CEDAM, 1999. La storia della Rai, pag. 172

22) Poi, divenuta SIP - Società Italiana Per l'esercizio delle telecomunicazioni.
La storia della Rai, pag. 172

23) Successivamente, denominata STET - Società Finanziaria Telefonica. 
La storia della Rai, pag. 172

 

Rai – Radiotelevisione Italiana S.p.A.

Capogruppo

Denominazione:
Rai – Radiotelevisione Italiana S.p.A.

Capitale Sociale:
Euro 242.518.100,00 int. vers.

Sede Sociale:
Viale Giuseppe Mazzini, 14 00195 – Roma

Progetto a cura di:
Direzione Comunicazione e Relazioni Esterne Sostenibilità e Segretariato Sociale

Consulenza:
Rga S.r.l.

Progetto grafico:
Bluedog S.r.l. 

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